Pavimento pelvico, la vergogna e il silenzio delle donne


AVEVA 29 ANNI, una bimba di cinque e un problema. Soffriva di incontinenza notturna. «La prima volta che l’ho incontrata è arrivata accompagnata dalla madre. Rimaste sole, dopo alcuni incontri, ho scoperto che il suo disturbo aveva una radice molto più grave di quel sintomo. Lei aveva subito infatti violenza per anni. Ogni notte temeva i rapporti col compagno. Ma non aveva mai avuto il coraggio di denunciare ». Veronica Ricciutoè una giovane ostetrica di Roma specializzata in riabilitazione del pavimento pelvico, ovvero di quel diaframma che racchiude le pelvi contenendo gli organi dell’apparato genitale, l’intestino, la vescica. «È una parte del nostro corpo fondamentale, di cui dovremmo imparare a essere più consapevoli. Spesso i ginecologi però - spiega - non trattano ancora l’argomento con l’attenzione che merita. Ci sono molte emozioni racchiuse in quest’area. E le patologie che la riguardano, spesso taciute per vergogna, hanno un impatto rilevante sulla qualità della vita delle donne». Le disfunzioni del pavimento pelvico sono principalmente tre: incontinenza, disturbi sessuali (dolore durante i rapporti), e nei casi più gravi, prolassi. In larga parte possono essere evitate con la ginnastica, «anche se non bastano quattro esercizi di respirazione. Serve ascolto», insiste Ricciuto. Ascolto, cioè quello che manca. Anche se l’attenzione è aumentata. «Partiremo a breve - spiega Vito Trojano, vicepresidente della Società italiana di ostetricia e ginecologia (Sigo) - con la prima ricerca nazionale epidemiologica di vasta scala e un’occasione importante per raccogliere le migliori pratiche di prevenzione. Perché molto si può fare per “educare” il pavimento e rafforzarlo».

Fonte: http://www.repubblica.it


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